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Doveri di un illustratore


Rimanendo sulla scia della Bologna Children’s Book Fair di quest’anno, vorremmo soffermarci su alcuni aspetti particolari che la partecipazione all’evento mette in evidenza…

Children’s book fair: nel cuore di questo crogiolo di idee, produzioni e progetti, uno spazio del tutto speciale, come si sa, viene riservato alla figura che, in un certo qual modo, può sembrare la “protagonista” del mondo della narrativa d’infanzia. Vagabondando per i corridoi della fiera, perdendosi tra gli stand, osservando le meraviglie esposte, infatti, lo sguardo non poteva non imbattersi in uomini e donne delle età più disparate che, totalmente immerse in quel mondo, procedevano alla ricerca della loro occasione tenendo strette in mano, al sicuro all’interno di enormi cartelline, le loro creazioni: gli illustratori.

Guardando i loro lavori, discutendo dei loro progetti, parlando con ognuno della sua particolarissima idea di narrazione, una domanda sorge spontanea: ma cosa vuol dire, davvero, “fare l’illustratore”?
Sicuramente significa dare forma a idee, pensieri e parole.
Un illustratore rende visibili universi fantastici, mondi possibili e personaggi figli della fantasia, cucendo una veste reale su ciò che, con la sola lettura, si potrebbe soltanto immaginare.

Da questo sorprendente “potere”, ovvero quello di poter dare una veste visuale alle creazioni della più fervida immaginazione, derivano, però, delle responsabilità sulle quali, molto probabilmente, nemmeno si riflette quando si pensa a come viene svolto questo tipo di professione.
Questa trasformazione di concetti astratti in immagini reali, che può sembrare meravigliosa da realizzare e semplice da eseguire, in realtà, è un processo davvero complesso, che focalizza necessariamente l’attenzione su di una questione davvero significativa: chi crea illustrazioni per l’infanzia deve essere cosciente delle responsabilità che il suo lavoro richiede. I destinatari principali delle sue opere saranno i bambini, o comunque i giovanissimi; c’è bisogno, quindi, che ogni illustratore sia consapevole dell’impronta pedagogica che ogni sua realizzazione deve possedere dal momento che, ogni personaggio, ogni tavola, ogni ambiente rappresentato, andrà ad influire sul processo di crescita –interiore, ovviamente- e di creazione del complesso dei valori del piccolo lettore.

Non focalizzare l’attenzione sul contributo che il proprio lavoro ha il compito di dare alla formazione dei più piccoli, significa venir meno alla missione principale che un illustratore per l’infanzia dovrebbe sentire sua, significa anteporre la tecnica e la manualità alla cura dell’anima di ogni singolo progetto.

La vera bravura di un illustratore, quindi, non si può misurare esclusivamente in relazione alle sue capacità tecniche, ma emerge dalla capacità che ha di condensare emozioni, pensieri e sensazioni all’interno di linee, forme e colori. La bravura di un illustratore è direttamente proporzionale al suo livello di consapevolezza relativa all’importanza della missione che gli viene affidata: insegnare ai bambini ad osservare il mondo.